Shenzen
Lunedì 24 novembre è sempre un giorno ordinario. Una di quelle date nate per non far accadere nulla, nemmeno l’ombra di una ricorrenza.
Sono appena salita a bordo del treno ad alta velocità Shenzen – West Kowloon, dopo aver subito svariati riconoscimenti facciali e scannerizzato l’ennesima sequela di qr code che mi hanno consentito di accedere ordinatamente al binario indicato. E’pomeriggio inoltrato e ho raggiunto la stazione di Futian, Shenzen, con un DIDI (taxiapp), dove ho fortuitamente caricato il mio cellulare prossimo allo spegnimento. Caricare il cellulare è quasi un bisogno esistenziale in Cina, altrimenti che fai? Come.. vivi?
Realizzo, una volta seduta al posto assegnato: “Ho il 50% di batteria, posso ascoltare la mia playlist, la mia musica, le parole di una canzone che potrò sentire solo io, nessun altro, in questo tunnel fulmineo che mi porterà a Hong Kong”. Torno a concepirmi come un individuo, dopo essermi sentita stranita avviluppata in una collettività. Scelgo “London Thunder” dei Foals.
There’s no way to realign
There’s no water
There is no sound
There is no space
There is no time
Where to draw the line?
Mi sento vacillare, mi mancano un po’ le forze. Come se avessi un calo di tensione. Ho solo quindici minuti di viaggio perché la mia mente allucinata possa ripensare alle precedenti 48 ore, prima che la rete di Hong Kong mi consenta di rientrare in contatto con il mondo che conosco, con le mie persone.

L’altro giorno ero febbricitante all’idea di raggiungere la Cina continentale. Volevo capire come funzionasse questo mondo proiettato nel futuro, conoscendo proprio la capitale globale dell’innovazione, Shenzen. Città di pescatori, Den Xiaoping la trasformò nel 1979 in una delle Zone Economiche Speciali destinate a rivoluzionare l’economia della nazione. Fu il leader e stratega dei quattro pilastri delle grandi riforme che portarono la Cina nel ventunesimo secolo: agricoltura, industria, scienza e tecnologia, apparato militare.
Oggi Shenzen racconta molto di più. E’ la sede delle varie ZTE, XIAOMI, Huawei, Tencent, BYD ecc. qui i grandi player mondiali del tech stanno sperimentando i propri prodotti in una smart city in continua evoluzione: le maxi app dei big tech regolano qualsiasi aspetto degli individui: la vita economica, sociale, la sicurezza. Il cibo può essere consegnato da un drone, il 65% delle emissioni è stato ridotto da un utilizzo da massa di auto e motorini elettrici, una metro efficientissima, una sfilza di pannelli solari. Io volevo che i miei occhi vedessero di cosa si trattasse. Mi avevano detto che dovevo prepararmi per trascorrere delle ore in Cina, scaricandomi un kit tecnologico multiuso, soprattutto perché non avrei viaggiato appoggiata a un tour operator locale (accreditato presso il governo) e non avrei potuto mettermi a tempo pieno nelle mani di un partner business locale. Come se il sistema non fosse formattato per accogliere dei curiosi visitatori occidentali che non parlano cinese. Ho appreso non essere difficile che qualche local si chieda se le chimere “bianche” che vagano sole possano essere degli informatori stranieri.
Sono arrivata a Shenzen in un mezzogiorno di fuoco. La stazione sembrava enorme, spaziosa, gigantesca, sicuramente non “esteticamente” bella, la stessa impressione che di lì a poco avrei avuto per il resto della città. Un gen Z francese mi consigliava in treno di fregare il sistema con il VPN per potermi collegare a tutte le app occidentali e raggiungere comodamente l’hotel. Peccato avesse torto, non sempre il VPN funziona.
Sequenza tragicomica di una trentenne italiana che arriva sola in Cina continentale
● Comandamento n°1: acquistare una sim locale, l’unica compatibile con Wechat China
● Pagare 25€ per una sim locale negoziando al ribasso da una cifra di partenza di 50€, colloquiando per circa un’ora e mezza in un’app di traduzione locale che ovviamente non è Google traduttore.
● Apprendere che la sim non si è attivata nonostante le rassicurazioni dell’operatore e prendere un taxi per l’hotel credendo di poter pagare tramite Wechat Hong Kong
● Arrivare all’hotel senza riuscire a saldare perché non ho ancora convalidato il mio passaporto con il riconoscimento facciale su WeChat China, beneficiando del buon cuore della receptionist che anticipa i soldi della corsa all’autista
● Iniziare a vivere grazie all’”approvazione” di Wechat China
● Scaricare AMAPS al posto di Google Maps, Didi al posto di Uber, un qr code su WeChat con cui posso pagare qualsiasi transazione esistente nello stato cinese.
● Arrivare alla metro, passare il metal detector prima di ogni tornello e comprendere che serve un’altra app solo in cinese per poter effettuare il metro tap and go, elemosinando l’aiuto di un passante che mi attiva il profilo utente in mandarino
● Pagare quella corsa venti centesimi, realizzando che quel mezzo di trasporto accessibile solo tramite la conoscenza del mandarino forse è pensato proprio per essere fruito a prezzo accessibilmente socialista da un vero “cittadino” cinese
● Realizzare che forse questo pensiero è corretto visto che letteralmente nessun’altra carnagione caucasica occupa quei vagoni sotterranei con la luce al neon
● Scaricare il telefono più volte al giorno per via dell’ossessivo utilizzo del cellulare, che diventa la protesi del mio braccio così come di qualsiasi altro cittadino cinese
● Scoprire il business dei caricatori urbani, dove se sei cittadino cinese puoi ricaricare la batteria a costi politici, se sei uno straniero sono conti salati
● Sedersi in un bar infiacchita sorseggiando un bubble tea squisito al mango e al cocco della catena Hey Tea e ricevere in omaggio una fetta di torta da parte di una coppia di millennial cinesi che non parlano inglese e vedono l’unica occidentale del locale forse un po’ spaurita
● Tentare di mantenere un contatto con i miei cari approfittando di qualche buco temporaneo nella rete, non si sa bene determinato da cosa
● Annaspare nelle vie della città, laddove è tutto scritto in cinese
● Vedere predette le proprie preferenze gastronomiche su Wechat in base all’itinerario che sto percorrendo
● Ordinare i miei noodles su wechat, pagandoli su wechat, accumulando sconti su wechat per qualsiasi restante operazione della mia vita
● Fare l’occhiolino alle telecamere che mi osservano in ogni angolo della città, interrogandomi se ce ne sia una anche in camera mia, laddove c’è affisso un cartello della polizia che recita: POLITE NOTICE, NO PORNS, GAMBLING AND DRUGS.
● Sedersi a colazione e capire cosa iniziare ad adorare a colazione: gli hot bun dolci e salati, il latte di soia caldo col riso e le patate dolci arrostite




Non ho mai capito nulla di tecnologia. Sono arrivata nella città del tech e ho trovato un alloggio a Nanshan, il cosiddetto “Science district”. Mi sono detta: “provaci”. Girovagare per Nashan e Futian è un’esperienza di primo acchito piacevole: lunghe camminate tra la vegetazione tropicale che offrono ricostruzioni risalenti al 1394 dell’antica città di Nantou; spazi urban chic come l’OCT loft, meeting point del design, fashion e coffee roasteries di ultimo grido tutto made in China; l’OCT harbour, un compound fronte mare dove un ricreato giardino cinese offre showroom dei giganti del tech e ristorazione per vita mondana, sulla falsa riga dell’Upper hills commercial complex di evidente ispirazione emiratina che si trova pochi passi dal “polmone di Shenzen”, il Lianhuashan Park; Il Coco Park, un mall iper-gettonato e scintillante di luci che viene invaso nel weekend dai cittadini di Honk Kong a caccia di prezzi più vantaggiosi. Per i curiosi c’è anche il Window of the World, un parco divertimenti che riproduce tutte le città più famose del mondo, un po’ come il campus di Huawei costruito a immagine e somiglianza dell’ateneo di Brugges poco fuori Shenzen. Che c’è di male a costruire con inarrestabile velocità strutture gigantesche, funzionali, copia incollate e senza alcuna pretesa estetica? L’importante è che l’ambiente sia grandioso, efficiente, standardizzato, connesso, controllato, che possa offrire qualsiasi cosa un cittadino cinese voglia ritrovare nel mondo. Quasi che alla fine non debba sentire la necessità di scoprirlo, quel mondo.


In fondo basta andare nel quartiere di Huaqiangbei per imbattersi nella Silicon Valley cinese. Ho percorso il SEG Electronic market, uno dei più grandi al mondo per componenti, gadget e prodotti tecnologici di marchi cinesi e internazionali, il vero centro nevralgico dell’ecosistema di Shenzen. Una colata di cemento uniforme dove motorini elettrici sfilano sparati e silenziosi tra grandi malls che racchiudono antri, corsie, bancali, semiconduttori di qualsiasi fattura di cui non capisco un bel niente.
Per cogliere la competizione globale orbitante attorno ai semiconduttori, la febbre dell’oro dell’intelligenza artificiale, il sogno di un futuro che completa la sostituzione dell’essere umano in favore della supermacchina, mi sono recata allo Shenzen Museum of the Future di Guangming, costruito da Zaha Hadid. L’ho raggiunto con la solita metropolitana con le luci al neon, dove una ragazza mi ha offerto in segno di amicizia il suo power bank. Storia contemporanea di un’amicizia a gesti nata attorno a un power bank.

Un’immensa bandiera cinese campeggiava all’interno di quest’edificio imponente e futuristico. I branchi di scolaresche in divisa sembravano dei puntini se misurati in scala a questa bandiera rosso fuoco. Le divise dei bambini sono identiche in tutte le scuole di Shenzen, bluette e bianche. Osservavo il giorno prima una scuola elementare anche nella downtown, cogliendone la particolare passione per l’attività fisica e soprattutto per il salto della corda in cortile. I bimbi cinesi sono gli unici con cui riesco a comunicare in inglese, li seguo nel museo per osservare su cosa si soffermano, da cosa vengono attratti. Trattandosi di un museo in gran parte interattivo, noto di tanto in tanto la compulsione e la prontezza con cui rispondono agli stimoli degli schermi.



All’entrata dello spazio espositivo del museo del Futuro mi ha accolto un cartello: Immerse yourself in the intelligent lifestyles shaped by the digital revolution, discover the endless possibilities of industrial innovation, and explore a shared future where humanity and technology create wonders together. Trattasi di un immane esposizione dell’ambizione tecnologica di Shenzen e della Cina, racchiudente arte, scienza ed esperienze immersive che in particolare guidano il visitatore nel metaverso, nella vita digitale, nel fulcro di quella che viene definita essere la vera potenza che rivoluzionerà il futuro della vita umana: l’intelligenza artificiale.



Will the protagonist of the future be humans or digital beings? The future is in your hands!
What genes make us uniquely human?
If genetic could eradicate mosquitoes and save 500.000 lives, would you consider this “human intervention in nature” or “humanitarian rescue”?
If genetic testing could predict children’s innate inclinations (e.g., music, maths, should parents plan their educational paths based on the results?
I virgolettati sono solo alcuni degli estratti che hanno catturato il mio interesse, guidandomi a comprendere gli interrogativi che si sta ponendo la Cina del 2026. Un’intera sezione viene dedicata alla genetica umana, con un focus preciso sul gap in “letteratura”: sappiamo quasi tutto della genetica, dobbiamo solamente determinare quale preciso gene ci rende umani. Quale? Quale?!!
La Cina si chiede se un giorno potrà intervenire nelle sequenze genetiche umane amplificandone i talenti, chiedendo al visitatore: che ne penseresti se un giorno il mondo fosse popolato da superuomini?

Superuomini in smart e intelligent cities dove si smette di guidare, facilitati nelle transazioni e nei processi, sostituiti e ottimizzati da un’intelligenza superiore inarrestabile. Il pensiero dell’Io viene superato da qualcosa di più potente e performante, le emozioni e la mano di un’artista vengono sorpassate da un veloce e fedele algoritmo in grado di riprodurre e perfezionare qualsiasi opera d’arte. (Ma perché, l’arte, dev’essere perfetta?..) Domotica, medicina, ingegneria spaziale, sfruttamento delle risorse, tutto è apparecchiato per proiettarci nel nuovo mondo. Ogni cosa sembra più semplice. Ho visitato per ultima la stanza riservata alla National Security, dove era scritto solo in mandarino, e abbondavano i dati della crescita cinese rispetto ai competitor globali, caricature dei presidenti americani, illazioni illustrate antimperialistiche. Infine, nell’ultima stanza, venivano illustrate le “conclusioni” anche in inglese.
Sci-tech self-reliance and self-strengthening is the foundation of national strength and a critical element of security. As we embark on the new journey of building a modern socialist county in all respects, we must remain committed to the overarching priorities of the nation, take the lead and set the example by upholding the pioneering spirit of the Shenzen Special Economic Zone. We are determined to lead the way in the historic mission of advancing progress along the Chinese path to modernization, making new and greater contributions to achieving sci-tech and self-reliance and self-strengthening at higher levels for the nation.
Sicurezza, forza, missione messianica di avanzare il progresso. La sicurezza e prevenzione del caos, scrivono. I cinesi hanno conosciuto profondi momenti di caos nella loro storia, vogliono risorgere dal secolo delle umiliazioni iniziato con l’invasione coloniale degli Europei, intendono impedire che povertà, fame, carestie tornino nelle loro vite. Per fare ciò devono annientare il caos, controllare le vite dei cittadini, saperne il pensiero, guidarne le emozioni, possederne la sicurezza. Così i cinesi saranno uniti, forti, grandi.

Ho sempre amato l’ordine tanto quanto il caos. Gli antichi dicevano che il caos fosse lo stadio prodromico alla creazione, Nietzsche sosteneva che bisognasse possedere il caos in sé stessi per partorire una stella danzante. Ho sempre voluto strenuamente le cose che ho costruito finora, ma ho altrettanto realizzato che le stesse abbiano avuto origine per via di un fortuito, imperfetto e magnifico..caos. Il caos come atto di libertà, come una forza imprevedibile, fallace, demiurgica.



Ho intravisto un briciolo di caos in questa società super pianificata alla Dafen Oil Painting Village. Ci sono arrivata il mattino presto, imbattendomi in un serafico moto ondoso di signore che praticavano il tai chi. Accanto a loro, le prime botteghe iniziavano a disporre i propri manufatti tradizionali, prima che i negozi di copie di quadri occidentali attirassero il brusio. In un vicolo simile a una calle veneziana, una signorina stava dipingendo in silenzio le lettere del Tao su un rotolo di carta. Un monaco taoista e due signori mi hanno invitato per un té e per una sigaretta. A gesti mi hanno spiegato che la signora era rimasta incinta per via delle magie del monaco taoista. Hanno acceso una lanterna e dell’incenso di fronte a me per celebrare l’evento, prima che mi augurassero buona fortuna in fase di congedo. Una scena sciamanica e mistica che ho ritrovato la sera rincasando a Nanshan, nelle vie alberate che profumavano d’estate per quanto fosse novembre. Nel mio quartiere i mercati della frutta tropicale brulicavano di golosi ladri di durian, mentre all’angolo del mio hotel si ritrovavano sotto un tendone delle famiglie che condividevano su una lunga tavolata un’enorme anatra arrostita e lunghe sessioni del lento rituale del té. Alla reception ho trovato la stessa ragazza che mi aveva accolto il primo giorno, che dopo averci scattato una foto su WeChat per inviarla al suo fidanzato ci ha tenuto a condividere una tazza di té assieme. Del poco che ho osservato della Cina ho intravisto dei moti ancora lenti, misurati, amichevoli, delle tradizioni che non vogliono cessare di esistere, una spiritualità e un rispetto per lo straniero, gli antenati e il passato che spero riusciranno a custodire il passato e la bellezza millenaria di un paese che non merita di essere formattato, plasmato e direzionato da un’ ideologia, quanto dal concetto di armonia che ho appreso dal Tao.
…Sono passati 7 minuti dalla partenza del treno Shenzen-Kowloon, quello che chiamerò il tunnel 1984. Il big firewall cinese e’sconfitto, posso reimpossessarmi del mio diritto a cercare, vedere, pensare, forse sbagliare, accedendo al mio server. La mia sim cinese cessa di esistere, dovrò ritornare a quella di Hong Kong. Non sono più un QR code, potrò pagare con Revolut, chiamare chi voglio in qualsiasi momento, vivere in una lingua che conosco.



Metto questa canzone.
…
Birds flying high, you know how I feel
Sun in the sky, you know how I feel
Breeze driftin’ on by, you know how I feel
It’s a new dawn
It’s a new day
It’s a new life for me, yeah
It’s a new dawn
It’s a new day
It’s a new life for me, ooh
And I’m feeling good
Oh, freedom is mine
And I know how I feel
E’ una nuova alba, un nuovo giorno, una nuova vita per me, ooh. Canticchio nella mia mente.

Il 24 novembre è un giorno ordinario, un giorno in cui, dicevo, non c’è nemmeno l’ombra di una ricorrenza. Io lo ricorderò sempre come il giorno in cui ho davvero riabbracciato la mia libertà dopo aver sentito un opprimente e totalizzante controllo nelle vene. Ho riscoperto il potere del caos, l’eccezionalità di poter scegliere, di poter generare una bellezza o un disegno imperfetti e disfunzionali, di vivermi con un individuo, di pensare.
Cogito..ergo sum, la fondazione delle mie radici, di quelle di un intero continente. Avendo conosciuto, ora potrò sempre scegliere, resistere e difendere il privilegio di cui ho beneficiato e il modello adorabilmente goffo che abbiamo costruito. Avendo conosciuto, ora potrò divulgare come l’ideologia sia assassina delle idee, come il generale possa sopraffare il particolare. Avendo conosciuto ora potrò sapere, senza alcuna esitazione, cosa voglio per me stessa, cosa non accetterò mai.
Sono emozionata, sono arrivata a Hong Kong. Stasera mi delizierò con dei dim sum nel quartiere disordinato di Mongkok. Sarà un disordine che amerò e che spero durerà a lungo in questa città eroica.
Grazie a tutti i nuovi amici cinesi che mi hanno aiutato con dedizione quando ero sola a Shenzen. Faccio il tifo per loro e affinché i nostri popoli possano vivere in pace e armonia.
Vostra C, non piu QR code claoudiaki.

