3.30 del mattino, suona la sveglia ad Aswan. Siamo tutti raggomitolati, muti e con gli occhi gonfi a sgranocchiare briosche nella lobby della motonave. I greci sono sempre a chiacchierare sul ponte, il loro punto di ritrovo anche nel cuore della notte, forse non hanno nemmeno dormito. Alle 4.00, poco prima di squagliarcela, faccio amicizia con alcuni di loro, forse è un arrivederci. La signora Lucia, nata a Trieste, occhio azzurrissimo e capello biondo, mi parla in italiano, mi invita nel suo salone di parrucchieri a Salonicco, e poi esclama, alzando un dito quando compare mia madre: “Claudia, la tua mamà è molto bela!” Un decibel degno di Maria Callas che mi scuote non poco nel cuore della notte nilotica.

Montiamo in pullman, con la nostra colazione al sacco. Ci immergiamo nell’oblio della notte di Assuan, saranno tre ore di tragitto attraverso il deserto del sud, fino al confine col Sudan.
“..l’idea del governo è di mettere a coltura questi terreni attorno ad Abu Simbel, così l’Egitto potrà essere lo straordinario granaio di un tempo, e coprire finalmente il fabbisogno alimentare interno. Alcuni storici dicono che se non ci fosse stato il grano egiziano non ci sarebbe mai stata Roma..”.
Ahmed ci dà il buongiorno così, quando un paio d’ore dopo ci risvegliamo in un accampamento all’estremo sud del Paese. Credo faccia riferimento al New Valley Toshka Project, pensato e iniziato da Hosni Mubarak e ora revitalizzato da Abdel Fattah Al Sisi per costruire un sistema di canali che arrivino a raddoppiare la superficie di terre arabili del deserto occidentale dell’Egitto, parte del Sahara. Cerco di ascoltarlo mentre provo a schiudere gli occhi, abbagliati dal contrasto tra il giallo della sabbia e l’alba nuvolosa e scura del cielo.
L’accampamento nel deserto è in realtà un autogrill. Lo stile ricalca quello delle tradizionali costruzioni nubiane dove sono state trapiantate le popolazioni che vivevano nella zona di installazione della diga di Assuan. Passiamo vicino a questi villaggi proprio mentre al di là del confine impazza la guerra civile sudanese, le ambasciate occidentali vengono evacuate da Khartoum, i primi rifugiati sudanesi sfollano in Egitto, vicino ad Abu Simbel, la nostra destinazione.
Qualche sera fa Ahmed ci ha raccontato dell’importanza del Sudan, paese bagnato dal Nilo, stato cuscinetto tra l’Egitto e l’Etiopia, dove dal 2011 hanno iniziato la realizzazione della Grande Diga del Rinascimento sul Nilo Azzurro (GERD), in collaborazione con l’azienda italiana “Salini”.


“Si ma non è colpa degli italiani, se non foste stati voi sarebbe arrivato qualcun altro a costruire la diga”. Borbotta Ahmed. “Il punto è che nel 2019 eravamo pronti a bombardare la zona della Diga e Addis Abeba. Se l’opera fosse entrata completamente in funzione ci avrebbe sottratto circa il 70% dell’energia idroelettrica fornitaci dal Nilo. Un disastro energetico, infrastrutturale, alimentare, per un paese in costante crescita come l’Egitto. Trump era pronto a intervenire al nostro fianco. Il Presidente Al-Sisi qualche anno fa ha dichiarato al Financial Times che il Nilo è una questione di vita o di morte per l’Egitto, mentre il predecessore Mohamed Morsi si era espresso ancora più aspramente, con una frase celebre: se il Nilo diminuisce di una goccia, il nostro sangue è l’alternativa. Oggi siamo più di 100 milioni, in Egitto le famiglie assomigliano a squadre di calcio, anche se ultimamente l’urbanizzazione ha portato a costi della vita insostenibili, la domanda di lavoro non incontra l’offerta e questa guerra in Ucraina ha spinto i prezzi del cibo alle stelle, così come sono cresciuti quegli degli immobili. Anche noi egiziani cominciamo a fare meno figli. Ora che c’è la guerra anche in Sudan, il nostro approvvigionamento idrico è nuovamente a rischio. Vedremo che fare, almeno per il momento il turismo va bene..”.
Le Nazioni Unite hanno previsto che l’Egitto potrebbe esaurire le risorse idriche entro il 2025 assieme al Sudan, Paese in piena guerra civile e già reduce da un conflitto in Darfur originatosi in gran parte anche per l’accesso all’acqua (previsione fallace, commentata alla luce del 2026). L’infrastruttura simbolo dei contenziosi idrici transfrontalieri, la diga, torna a porre sensibili minacce alla pace nelle relazioni internazionali locali. Nel mondo arabo, l’Arabia Saudita, l’Oman e il Bahrein hanno supportato la posizione egiziana sulla GERD, mentre nel 2022 gli Emirati Arabi Uniti hanno mediato dei colloqui segreti tra Egitto, Sudan e Etiopia. Viceversa, l’Etiopia ha siglato degli accordi per vendere l’elettricità originata dalla GERD a Kenya, Tanzania e Sudan del Sud, pianificando forniture energetiche anche a Ruanda, Somalia, Burundi.

Ad ogni modo, arriviamo ad Abu Simbel. Sono 35 gradi alle 7 di mattina, siamo sonnambuli disidratati che procedono verso i templi. Poi la visione.. immensa. Il primo ad appurarne l’esistenza fu Jacob Burckhardt nel 1813, quando era ancora sommersa dalla sabbia. La leggenda narra che un ragazzo locale, di nome Abu Simbel, guidò l’esploratore al sito, attribuendone cosí il nome al luogo. Tuttavia, il vero ardito esploratore ad accedervi fu sempre Giovan Battista Belzoni, che grazie a questa scoperta avrebbe consacrato la sua fama. Più di un secolo dopo, la Diga di Assuan pose il pericolo di vedere definitivamente annegare nell’acqua i maestosi templi. Ben 113 paesi si attivarono inviando uomini, denaro e tecnologia per salvare il monumento. Venne smontato blocco per blocco e poi ricostruito su un’altra collina 65 m più in alto e 210 m più indietro rispetto al bacino venutosi a creare. 40 milioni di dollari investiti su duemila uomini, guidati dall’azienda italiana Impregilo per realizzare uno degli sforzi archeologici più straordinari di tutti i tempi.

Il 22 settembre 1968 con una grande cerimonia l’Egitto annunciava al mondo la rinascita dei magnifici complessi monumentali di Ramses II e della moglie Nefertari. Il grande Ramses ebbe nella sua vita più di cento figli con diverse donne, anche se pare che fosse talmente innamorato di Nefertari, la sovrana più bella di tutta la storia egizia, da averle dedicato appunto un tempio. Questa è una delle storie che vengono raccontate alla processione umana che si attorciglia attorno ai templi, rendendo la visita difficoltosa, specialmente laddove, all’interno, si fa buio pesto.. anime prave che si inoltrano nel Purgatorio ombroso di Abu Simbel. Intontita dal sonno, dalla disidratazione e dalla ressa, non riesco a ricordarmi nitidamente i soggetti all’interno del tempio. Ma la visione della spianata di Abu Simbel è qualcosa di incredibilmente eccezionale, di una vastità così suggestiva che non si può nemmeno ipotizzare l’emozione che il Belzoni provó alla scoperta di questo sito.


Pare che stesse svenendo, soffocato dal caldo all’interno del tempio, dalla polvere.. forse, sveniva dallo stupore? Sento molta simpateticità con il suo status psicofisico.
D’altra parte é difficile provare a immedesimarsi in quello straordinario momento archeologico, infiacchiti dal caldo africano cocente, dallo sciame di turisti. Abbiamo solo 45 minuti per dedicarci alla visita, sorvolare il Lago Nasser, guardare all’orizzonte, fino ai confini dell’Egitto.
Appena rientriamo ad Assuan, ci accolgono gli abitanti del Nilo all’uscita del pullman. Ci aspettano per poter racimolare gli avanzi della nostra colazione al sacco. Arrivano i bambini e i padri, tutti uomini, a chiederci di portare a casa per le famiglie, per loro, o per chicchessia, quello che non abbiamo avuto voglia di consumare. E’ un avvenimento che ci rende minuscoli, spiacenti e impotenti, mentre noi, invece, procediamo verso il consueto banchetto prandiale all’interno della crociera.Nel pomeriggio ci attende il volo interno per il Cairo, sono molto impaziente.
Ore 22. Siamo al Cairo, e stiamo aspettando al nastro le valigie del nostro volo Egyptair da circa un’ora e mezza. Stiamo per perdere le speranze. Sembra che finalmente riusciremo a raggiungere il nostro albergo, il Sonesta di Eliopolis, nella parte nuova del Cairo. Saliamo in pullman, sembra tutto pronto. Ma Ahmed dice che dobbiamo aspettare ancora, devono svolgere dei controlli sul nostro mezzo. Ma chi? Benvenuti al Cairo.
Presto impareremo a prestarci a controlli sommari e aleatori di funzionari di polizia, agenti in borghese, o chissà chi. Fermentiamo in pulmann per circa un’ora, siamo in uno stupido bus turistico, quale cavolo potrebbe essere il problema? Siamo tutti molto stanchi, prostrati dalla levataccia per Abu Simbel, aneliamo la cena. Poi, d’un tratto..luce verde. Si può partire. Ma che cosa avranno controllato? Non hanno perquisito nemmeno una valigia.
Ci abitueremo. Siamo a letto per l’una e domattina la sveglia sarà alle 5. Ma sarà il giorno che aspetto da una vita..le Piramidi.
Buonanotte Cairo.

